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Sandra Citroni Marchetti, Vicente Flores Militello: tali dignus amico. Die Darstellung des patronus-cliens-Verhältnis-ses bei Horaz, Martial und Juvenal. in:

Gnomon, page 217 - 221

GNO, Volume 93 (2021), Issue 3, ISSN: 0017-1417, ISSN online: 0017-1417, https://doi.org/10.17104/0017-1417-2021-3-217

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C.H.BECK, München
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S. Citroni Marchetti: Flores Militello, tali dignus amico 217 Vicente Flores Militello: tali dignus amico. Die Darstellung des patronus-cliens-Verhältnisses bei Horaz, Martial und Juvenal. Tübingen: NarrFranckeAttempto . XII, S. (Classica Monacensia. .). Il lavoro costituisce una versione leggermente modificata della dissertazione presentata dall’autore (FM) alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco nel . Tema del libro è la rappresentazione letteraria di un problema sociologico, cioè il rapporto fra cliente e patrono a Roma, quale si configura in una serie di testi latini di carattere prevalentemente comico e satirico. Dopo l’introduzione (p. – ), un breve capitolo su Plauto (p. – ) esamina solo il monologo di Menaechmus in Men. – . Il capitolo su Orazio (p. – ) tratta le satire . ; . ; . ; l’epodo ; l’ode . ; le epistole . ; . ; . . L’ampio capitolo su Marziale (p. – ) esamina i molti epigrammi sul tema. Il capitolo di Giovenale (p. – ) tratta le satire ; ; ; ; . Seguono conclusione (p. – ), bibliografia (p. – ) e l’Indice dei passi citati (p. – ). Nell’Introduzione vengono esposti, sulla base di una informata bibliografia, i principali tratti del rapporto di patronato, e ne viene accolta la caratterizzazione data da Richard Saller, che vi riconosce tre fondamentali elementi: scambio di servizi, carattere duraturo, asimmetria sociale fra le due parti. In quanto rapporto extra giuridico basato sulla fides, il patronato ha anche una forte valenza morale. Il suo carattere ideale – particolarmente valorizzato, fra gli antichi, da Dionigi di Alicarnasso che sul patronato costruisce una sorta di mito – può essere inficiato da elementi negativi, quali l’inganno da parte del patrono e l’ingratitudine da parte del cliente. Appunto questi elementi negativi, avvertiti come deviazioni da quell’ideale mitizzato, collocato nel passato, vengono registrati e tematizzati nelle opere letterarie, e soprattutto nella poesia satirica, e sono l’oggetto specifico della ricerca di FM. Riguardo al discusso problema del ricorso alla terminologia dell’amicizia da parte degli autori latini in riferimento ai rapporti di patronato, FM pur accettando fondamentalmente la posizione di chi vede nella scelta di termini come amicus o sodalis un modo di attenuare, almeno linguisticamente, la differenza di status fra cliente e patrono, avverte però anche sull’opportunità di valutare i singoli contesti, cercando di comprendere il significato specifico che vi acquista, di volta in volta, la presenza della terminologia dell’amicizia. Strettamente connesso a questo problema è quello, ugualmente segnalato da FM, del rapporto fra il generale discorso sull’amicizia che veniva svolto nell’ambito della filosofia morale e la descrizione che gli autori fanno dei singoli casi di relazione personale. La tematica dell’amicizia ha molta rilevanza ed è efficacemente trattata nella ricerca di FM, che attraverso l’analisi delle diverse situazioni raffigurate nei testi letterari e delle diverse voci dei personaggi in essi parlanti, e tenendo conto degli ambigui filtri interposti dalla dimensione ironica e parodistica del discorso, fa riconoscere le attese, i dubbi e le delusioni del cliente/amico (o più raramente del patrono/amico) riguardo alla propria, per lo più insoddisfacente, condizione personale. Il monologo di Menaechmus, trattato nel I capitolo, è la prima messa in scena della problematica del rapporto patrono-cliente nella letteratura latina. Menaechmus è un tipico patrono romano che svolge verso i clienti doveri caratteristici, quali il patrocinio nel foro: tutta la scena porta un elemento di quotidianità romana nell’adattamento di una commedia greca. FM individua una netta separazione fra la figura romana del cliente e quella del parassita, derivato dalla commedia greca e GNOMON 3/93/2021 S. Citroni Marchetti: Flores Militello, tali dignus amico 218 caratterizzato da voracità e adulazione. Un accostamento fra le due figure avviene, come FM mostrerà in seguito, negli scritti satirici di età imperiale, dove il cliente acquista tratti del parassita venendo così a segnalare un turbamento dell’istituzione sociale del patronato. È notevole – ed è ben segnalato da FM – come questa prima rappresentazione letteraria del rapporto patrono-cliente lo definisca in modo molto negativo, per l’immoralità di entrambe le parti coinvolte: il cliente è un disonesto secondo il giudizio del patrono stesso, che tuttavia si sente obbligato a sostenerlo in tribunale, e che lo accetta come cliente, secondo un costume comune, solo per approfittare delle sue risorse economiche. Il capitolo su Orazio si presenta come particolarmente complesso, data la problematicità dei testi considerati, nei quali il rapporto fra i personaggi rappresentati ha caratteri sfumati e sfuggenti e non si lascia incasellare in categorie definite – o che possiamo considerare almeno sufficientemente definite – quali ‘cliente’ e ‘patrono’. Nella poesia oraziana la tematica del rapporto clientelare e la tematica dell’amicizia si intrecciano e si mettono in scena attraverso le figure di Orazio e Mecenate. FM esamina il rapporto patrono/cliente in Orazio distinguendo tre tipologie di rappresentazione. Nella prima Orazio presenta la relazione con Mecenate in modo personale, esaltandone gli aspetti di positiva amicizia ma senza nascondere gli aspetti negativi, identificabili nell’invidia della gente (che lo considera solo come un cliens) e soprattutto nella pressione sempre crescente degli officia. Nella seconda tipologia, rappresentata da epod. e carm. . , il poeta si pone come osservatore esterno del rapporto patrono/cliente. Infine, nella ricca rappresentazione delle tensioni inerenti al rapporto data dalle Epistole, Orazio si presenta (in . e . ) come la voce di un cliente esperto in grado di consigliare praticamente ed eticamente. Nella sezione in cui pone in modo diretto il problema di Orazio ‘come amico’, FM giustamente osserva che una risposta alla domanda se il rapporto con Mecenate è fra patrono e cliente Orazio non la dà, perché egli non parla di posizione sociale ma di valori: egli si considera amicus nel senso del discorso etico sull’amicizia, professa modestia, nega ogni arrivismo, e crea fra la sua figura e quella di Mecenate una parità morale e spirituale che un’amicizia sincera (cioè inter bonos) rende possibile. In realtà, come FM mette in rilievo, nel corso delle opere oraziane il rapporto si problematizza per una maggiore evidenza al peso degli obblighi che esso comporta: già nel II libro delle Satire e poi soprattutto nelle Epistole, dove Mecenate appare soprattutto come benefattore. In epist. . il problema principale è come trovare un po’ di indipendenza entro una condizione di dipendenza dal patrono. E tuttavia, come FM ancora segnala, attraverso l’epistola Orazio fa entrare Mecenate nel suo mondo di pensiero, parlando con lui come amico e senza impedimento sociale. In epist. . e . Mecenate è presente come figura di riferimento implicita, in quanto potens amicus. Orazio si pone qui come cliente esperto, ma il suo discorso è anche basato su una riflessione filosofica, che tuttavia raccomanda una virtù non astratta bensì capace di dimostrarsi su più piani e ambiti di vita. Anche il tema dell’amicizia, che qui si presenta chiaramente come amicizia nella dipendenza (come espresso dalla formula ‘cultura potentis amici’), pur non essendo strettamente trattato in base alla filosofia morale, si riporta ad essa in quanto è grazie alla conoscenza di sé acquistata con la filosofia che ciascuno può comprendere in cosa consista la propria felicità, e può fare così le scelte adeguate GNOMON 3/93/2021 S. Citroni Marchetti: Flores Militello, tali dignus amico 219 per essere contento – e amico – di sé stesso, sentendosi interiormente libero e salvaguardando la propria dignità. Il capitolo su Marziale comprende un esame caso per caso dei numerosissimi epigrammi nei quali il poeta tratta le problematiche legate al rapporto patrono/cliente. FM riesce nel non facile compito di dare conto con ordine sistematico delle molteplici e a volte apparentemente contrastanti sfaccettature con cui il tema si presenta in Marziale. Rispetto a Orazio, il discorso di Marziale si articola su un piano molto più concreto e il rapporto si configura come generalmente motivato da ragioni utilitaristiche. E tuttavia, come FM rileva, Marziale costantemente esprime l’aspirazione a un rapporto cliente-patrono improntato ai principi dell’amicizia, intesa in senso ideale. Il termine amicus, che dai testi di Marziale risulterebbe essere molto in uso per qualificare le parti del rapporto clientelare, se da una parte serve a indicare eufemisticamente la condizione di superiorità/dipendenza, d’altra parte rimanda comunque anche alla ‘vera’ amicizia, evidenziando le contraddizioni e la distanza da essa che le attuali forme di patronato presentano. Le situazioni tipiche di contatto fra patrono e cliente che FM individua in Marziale e su cui costruisce la sua complessiva analisi sono la cena, la sportula e la salutatio. La sportula rappresenta emblematicamente lo stato di necessità dei clienti, la loro condizione di subordinazione e di infelicità, e svela massimamente la materialità del rapporto e la sua distanza dalla vera amicizia. Ma anche la cena presenta per lo più tratti tipici negativi: soprattutto il trattamento disuguale dei convitati rispetto al patrono, che si spinge fino a mangiare lui solo, lasciando a digiuno gli invitati, umiliati e frustrati. La salutatio è causa di fatiche, perdita di tempo e umiliazioni tanto da essere identificata dal poeta come la ragione che lo ha indotto a lasciare Roma. Marziale prende per lo più il punto di vista dei clienti delusi, ma si pone anche come osservatore ‘esterno’ del rapporto in quanto raffigura negativamente il cliente avido e scroccone, affine al parassita della commedia. FM identifica qualche caso in cui il discorso sul rapporto patrono/cliente si approfondisce e arriva a configurarsi nei termini di una vera amicizia. Ma resta il fatto che i riferimenti, assai numerosi, alla vera amicizia hanno per lo più la funzione di rivelare il contrasto fra quell’ideale e i reali rapporti di dipendenza. E tuttavia per il cliente che è poeta, e che pensa con nostalgia al rapporto fra Orazio e Mecenate, tale amicizia dovrebbe ancora essere possibile. Giovenale basa il discorso sul rapporto patrono/cliente su una struttura più complessa rispetto al rapido e vario cambio di prospettive che si incontra nei libri di Marziale. Il tema va pertanto considerato nel contesto di ogni singola satira e nella sua evoluzione attraverso la successione delle satire: evoluzione che, come FM mostra, si rivela fortemente negativa. Anche la figura del satirico e il suo ruolo all’interno del singolo componimento varia nella successione delle satire. Nella I satira il satirico, che osserva dall’esterno, esprime simpatia per i clienti che soffrono a causa dell’avarizia e della luxuria dei patroni, in una città dove i valori sociali sono pervertiti. La denuncia della propria cattiva condizione espressa direttamente da un cliente nella satira III non riguarda il sistema clientelare in sé ma la rottura del patto fra gli strati sociali su cui esso originariamente si fondava: rottura che è causata soprattutto dall’internazionalizzazione del sistema. Ma qui la critica ricade indirettamente anche sui clienti, che favoriscono tale tendenza adattando ad essa il proprio modo di vita. Questo motivo diviene centrale nella satira V, dove il cliente GNOMON 3/93/2021 S. Citroni Marchetti: Flores Militello, tali dignus amico 220 stesso è fatto oggetto dell’indignatio del satirico per l’atteggiamento supino con cui subisce la crudeltà del patrono. Il cliente tradizionale si è trasformato in un parassita, che pone la sua felicità in una cena. Dopo la satira VII – che contiene una critica sociale di tipo conservatore verso la classe alta colpevole di trascurare i poeti-clienti – il motivo della degenerazione del cliente tradizionale ha un ulteriore sviluppo nella satira IX. Qui i servizi del cliente sono esclusivamente di natura sessuale (un aspetto solo occasionalmente presente in Marziale). Il personaggio introdotto a dialogare ha perso il senso della realtà, al punto che la voce del satirico non può più esprimere indignazione ma solo rassegnata ironia. È soprattutto l’avarizia dei patroni che, con la colpevole condiscendenza dei clienti, ha rovinato l’antica istituzione del patronato, e con essa le fondamenta stesse di Roma. Tuttavia – secondo l’analisi di FM – anche nei personaggi degradati delle satire V e IX vi è l’aspirazione ad essere, e ad essere considerati, ‘amici’ nei confronti del patrono. I temi trattati in questo volume sono, come si vede, già ben noti e più volte considerati negli studi. Ma apprezzabile e utile è aver composto in un discorso sostanzialmente unitario il vario configurarsi di questi temi entro una serie molto ampia di testi che, attraverso un esteso arco temporale, ne danno una rappresentazione letteraria particolarmente incisiva. Così, se da un lato FM si mostra sempre molto attento a individuare e a descrivere le specificità e le diversità fra i singoli contesti, al tempo stesso egli fa emergere lo sviluppo continuativo di alcuni motivi che vengono a formare una sorta di ‘tradizione’, fino all’esito negativo che trovano in Giovenale. Una tradizione che non è, naturalmente, solo letteraria, ma è anche di atteggiamenti sociali, di valori, di schemi di giudizio che la letteratura attesta, reinterpreta e ricrea. Perciò, anche se questo libro, come FM giustamente avverte, non ha un carattere sociologico, in quanto il rapporto patrono/cliente vi è considerato dal punto di vista della rappresentazione letteraria, esso è però tutt’altro che privo di interesse anche dal punto di vista della evoluzione dei comportamenti sociali e delle mentalità. Il discorso di FM risulta in qualche misura appesantito dai prologhi e dagli epiloghi ai singoli capitoli, che in parte ripropongono – certo ad apprezzabile fine di chiarezza – i medesimi concetti. Le interpretazioni dei singoli testi, che non di rado pongono problemi delicati, sono in genere equilibrate e condivisibili. Nelle note viene discussa criticamente una bibliografia ampia e aggiornata. Tra i pochi casi in cui potrei dissentire, segnalo l’episodio di Volteio Mena in Orazio epist. . , il cui significato presenta comunque margini di ambiguità, probabilmente intenzionali. Si può, fino a un certo punto, essere d’accordo con FM che i personaggi di Mena e Filippo sono controfigure caricaturali di Orazio e Mecenate, ma l’aneddoto ruota su un elemento che è in realtà del tutto estraneo al rapporto fra il poeta e il suo benefattore: ciò che fa incontrare i due personaggi non è una congenialità naturale ma la curiosità e poi la malizia di Filippo, che sceglie di avvicinare qualcuno che gli appare tanto diverso da lui e di insidiarne consapevolmente la serenità. Un altro caso è l’epigramma . di Marziale (p. ): non convince l’idea che la situazione del parassita che sente il mancato invito a cena come un furtum di qualcosa che gli spetterebbe, e si adira furiosamente, sia qui rappresentata secondo lo schema comico del tradimento della fedeltà coniugale. A proposito della rappresentazione letteraria del rapporto tra Orazio e Mecenate, che ha un ruolo molto importante nel libro di FM, vorrei aggiungere da parte mia qualche riflessione relativa a elementi del discorso teorico sull’amicizia che in GNOMON 3/93/2021 S. Citroni Marchetti: Flores Militello, tali dignus amico 221 essa mi pare si possano cogliere. Il rapporto è di patronato. Esso è raffigurato come tale nel suo primo instaurarsi, in sat. . , dove è esaltata la superiorità del grande personaggio, che dopo un lungo indugio accoglie Orazio in amicorum numero: espressione che, direi, non etichetta Orazio come cliente da inserire entro una neutra lista di nomi, ma neppure lo qualifica già come amico in senso pieno. L’espressione indica piuttosto la potenzialità di una amicizia: potenzialità di cui le garanzie morali offerte nella prima presentazione fanno prevedere lo sviluppo. La descrizione di questo primo incontro è però anche la messa in scena di un elemento importante per l’instaurarsi dell’amicizia: cioè il giudizio, che è inteso precorrere l’affettività (cfr. ad es., Cic. am. cum iudicaris diligere oportet, non cum dilexeris iudicare). Le opere di Orazio testimoniano l’affettività del rapporto. Ma di questo stesso aspetto troviamo nei suoi versi anche una affermazione – per così dire – teorica. Nell’intensa ode , il destino dei due personaggi, sfuggiti entrambi alla morte, è fatto dipendere dall’accordo dei rispettivi astri: v. s. utrumque nostrum … consentit astrum. Il termine usato non rimanda solo all’affinità di destino. Qui, nell’orizzonte della morte, è fatto risalire agli astri quel ‘consenso’ che è l’essenza dell’amicizia, e che non è solo accordo intellettuale ma naturale affinità emotiva (Cic. am. id in quo est omnis vis amicitiae, voluntatum, studiorum, sententiarum summa consensio; est enim amicitia nihil aliud nisi omnium divinarum humanarumque rerum cum benivolentia et caritate consensio; consentientem, id est qui rebus isdem moveatur; ibid. qui … isdem rebus movetur naturaque consentit). Non ci è giunta la voce di Mecenate, e non sappiamo se è autentica la frase con cui egli avrebbe raccomandato ad Augusto di aver cura di Orazio dopo la sua morte: Suet. poet. . Horati Flacci ut mei esto memor. Essa testimonia comunque sull’immagine che si aveva dei due personaggi e del loro legame. L’espressione ut mei rimanda al concetto notissimo dell’amico come ‘altro se stesso’. La particolarità di questo testo risalta se lo confrontiamo con una lettera in cui Cicerone si rivolge a Cesare apostrofandolo come un ‘altro se stesso’ in quanto potrà sostituirlo nella funzione di patrono: fam. . . Vide quam mihi persuaserim te me esse alterum. Mentre Cicerone si mette in parallelo con Cesare riconoscendolo affine nella qualità di patrono, la scelta di Mecenate è diversa: egli non si mette in parallelo con Augusto, ma con Orazio, affermando la sua qualità non di patrono ma di amico. Il patronato ci appare capace di comprendere in sé elementi che erano notoriamente costitutivi della ‘vera amicizia’. I successivi poeti satirici, come FM sottolinea più volte, vedranno un esempio ideale in Orazio e Mecenate. L’aspetto che a loro più interessa è quello di un patronato generoso e rispettoso. Ma c’è sempre in essi – e ciò ben risulta dall’indagine di FM – anche un desiderio di autentica amicizia. La ricerca di FM, condotta con competenza e sensibilità su un tema delicato e complesso invita, come si vede, a ulteriori riflessioni e sviluppi. E questo è certamente un suo pregio. Firenze Sandra Citroni Marchetti GNOMON 3/93/2021

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As a critical journal for all classical studies, the GNOMON fosters the links between the distinct classical disciplines. It has thus an exceptional position among the classical review journals and allows familiarization with research and publications in neighbouring disciplines. The reviews address an international readership from all fields in classical studies. The GNOMON publishes reviews in German, English, French, Italian and Latin.

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Zusammenfassung

Der GNOMON pflegt als kritische Zeitschrift für die gesamte Altertumswissenschaft die Verbindung zwischen den verschiedenen Disziplinen der Altertumswissenschaft. Er nimmt dadurch eine Sonderstellung unter den Rezensionsorganen ein und bietet die Möglichkeit, sich über wichtige Forschungen und Publikationen auch in den Nachbarbereichen des eigenen Faches zu orientieren. Die Rezensionen im GNOMON wenden sich an ein internationales Publikum, das aus allen Teilgebieten der Altertumswissenschaft kommt. Die Publikationssprachen im GNOMON sind: Deutsch, Englisch, Französisch, Italienisch und Lateinisch.

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