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Franco Ferrari, Benedikt Strobel (Hrsg.): Die Kunst der philosophischen Exegese bei den spätantiken Pla-ton- und Aristoteles-Kommentatoren. Akten der 15. Tagung der Karl und Gertrud Abel-Stiftung vom 4. bis 6. Oktober 2012 in Trier. in:

Gnomon, page 208 - 211

GNO, Volume 93 (2021), Issue 3, ISSN: 0017-1417, ISSN online: 0017-1417, https://doi.org/10.17104/0017-1417-2021-3-208

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C.H.BECK, München
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F. Ferrari: Strobel (Hrsg.), Die Kunst der philosophischen Exegese 208 Benedikt Strobel (Hrsg.): Die Kunst der philosophischen Exegese bei den spätantiken Platon- und Aristoteles-Kommentatoren. Akten der 15. Tagung der Karl und Gertrud Abel- Stiftung vom 4. bis 6. Oktober 2012 in Trier. Berlin/Boston: de Gruyter 2018. VIII, 337 S. (Philosophie der Antike. 36.) 99,95 €. Lo studio del pensiero filosofico antico ha conosciuto negli ultimi decenni un vero e proprio boom di interesse per periodi che sono stati per lungo tempo negletti, perché considerati filosoficamente poco attraenti, ripetitivi e sostanzialmente marginali. Una di queste fasi è certamente rappresentata dalla cosiddetta filosofia ‘tardo-antica’, il cui inizio viene fatto solitamente coincidere con Plotino e che in larga parte può considerarsi sovrapponibile al neoplatonismo.1 Tra gli aspetti più peculiari e caratteristici di questa tarda fase della filosofia antica un posto di primo piano spetta senza dubbio alla massiccia presenza di scritti di carattere esegetico e in particolare di veri e propri commentari alle opere di Platone e di Aristotele. Non si corre il rischio di venire smentiti se si afferma che i risultati filosoficamente più notevoli e interessanti di questo periodo siano depositati in scritti esegetici, tanto che la stessa equiparazione tra filosofia e interpretazione non può considerarsi fuori luogo. Una simile constatazione si adatta prima di tutto agli autori successivi a Proclo, ossia Ammonio, Simplicio, Filopono, Elia- David; ma essa può considerarsi valida anche per Proclo e per i suoi predecessori più importanti, come Porfirio e Giamblico, i quali accompagnarono la composizione di opere sistematiche di notevole rilevanza con la stesura di commentari destinati a esercitare un’influenza enorme sui pensatori successivi. Sebbene la pratica del commento dei testi dei grandi filosofi del passato non possa affatto considerarsi nuova, essendo largamente attestata anche per i platonici (medioplatonici) e gli aristotelici dei secoli precedenti, non c’è dubbio che a partire da Porfirio si impose in maniera definitiva la forma del ‘fortlaufender Kommentar’,2 cioè del commento continuo al testo di riferimento, già in voga tra gli aristotelici (per es. Alessandro di Afrodisia), ma che non conosce attestazioni sicure tra i medioplatonici, i quali sembrano preferire il commentario specialistico, nel quale si isola una (per es. il De animae procreatione di Plutarco) o più sezioni omogenee (per es. il Commento alle parti mediche del ‹Timeo› di Galeno) di testo, per fornirne poi l’interpretazione.3 Questo importante volume, che raccoglie i contributi presentati in una ‘Tagung’ della ‘Karl und Gertrud Abel-Stiftung’ tenutasi a Trier nel 2012, si propone di fare luce sulla natura, le finalità e la rilevanza filosofica della pratica del commento nel neoplatonismo post-plotiniano, focalizzando l’attenzione in particolare sui grandi commentatori neoplatonici degli ultimi secoli del pensiero antico, ossia sui 1 Vale la pena segnalare in proposito la recente pubblicazione del 5° volume della ‘Überarbeitung’ del ‘Grundriss der Geschichte der Philosophie’, dedicato alla filosofia imperiale: C. Riedweg / C. Horn / D. Wyrwa (Hg.), ‘Die Philosophie der Antike’, Bd. 5.1–3: ‘Philosophie der Kaiserzeit und der Spätantike’, Basel 2018, dal quale si ricava un’idea precisa della straordinaria ampiezza e ricchezza degli studi su questa fase del pensiero antico. 2 I. Hadot, ‘Le commentaire philosophique continu dans l’antiquité’, Antiquité Tardive 5, 1997, 169–176. 3 Cf. F. Ferrari, ‘Esegesi, sistema e tradizione: la prospettiva filosofica del medioplatonismo’, in: C. Riedweg (Hg.), ‘Philosophia in der Konkurrenz von Schulen, Wissenschaften und Religionen. Zur Pluralisierung des Philosophiebegriffs in Kaiserzeit und Spätantike’, Berlin/Boston 2017, 33–59, spec. 39–43. GNOMON 3/93/2021 F. Ferrari: Strobel (Hrsg.), Die Kunst der philosophischen Exegese 209 successori di Proclo, anche se non mancano contributi dedicati a Porfirio, Giamblico e Siriano. Come spiega B. Strobel nella ‘Einleitung’ (pp. 1–8), lo studio della grande tradizione dei commentari neoplatonici richiede la valorizzazione delle due componenti fondamentali nelle quali prese forma questa attività, vale a dire a) quella esegetica, orientata alla comprensione del testo di riferimento, e b) quella propriamente filosofica, finalizzata a proporre soluzioni alle principali questioni teoriche (l’articolazione metafisica della realtà con la sua struttura gerarchica culminante nella sfera dei principi o del principio assoluto, la natura del cosmo e della sua ‘generazione’, la funzione dell’anima, il ruolo della logica ecc.). A ciò si aggiunge, naturalmente, il tema del contesto di produzione e fruizione di questi scritti, che è connesso all’attività scolastica, che diventa lo spazio privilegiato, se non unico, della filosofia tardo-antica. Se esiste un comune denominatore che unifica pressoché tutti gli autori postplotiniani e che può dunque considerarsi come una sorta di ‘agenda’ del neoplatonismo, questo consiste senz’altro nella questione dell’integrazione del pensiero di Aristotele nel quadro della filosofia platonica. Infatti, se nel corso del medioplatonismo una simile integrazione risultò tutt’altro che pacifica, come dimostrano i casi di Lucio, Nicostrato e soprattutto Attico, il quale compose uno scritto rivolto Contro coloro che pretendono di interpretare Platone servendosi di Aristotele, a partire da Porfirio l’esigenza di armonizzare i due grandi rappresentanti del pensiero antico appare ampiamente condivisa dai filosofi platonici.1 Alla realizzazione di un simile programma concordista si frappongono tuttavia una serie di ostacoli, determinati dal fatto che Platone e Aristotele sembrano sostenere posizioni diverse e talora addirittura diametralmente opposte a proposito di alcune delle principali topiche filosofiche, come l’esistenza e la natura del mondo delle idee, la collocazione ontologica o meta-ontologica del principio della realtà, la generazione o l’eternità dell’universo, l’indipendenza dell’anima dal corpo, il ruolo della logica ecc. Questo volume fornisce un panorama ampio e articolato, sebbene non esaustivo, dei problemi affrontati e delle soluzioni suggerite dai commentatori neoplatonici, in particolare nei settori della logica (Karamanolis, Schramm, Helmig), della cosmologia, con la querelle intorno alla presunta ‘generazione’ dell’universo (Gavray), della metafisica (Perkams), dell’anima e della sua funzione cognitiva (Griffin, Steel, Schwab), del metodo e delle strategie esegetiche adottati (Golitsis e Baltussen). Non c’è dubbio che l’autore al quale si deve in ambito neoplatonico il primo consistente tentativo di armonizzare Platone e Aristotele sia Porfirio, la cui attitudine su questo punto si discosta da quella del suo maestro Plotino, decisamente meno disposto ad assumere una prospettiva conciliatoria. Nel suo contributo G. Karamanolis (‘Why Did Porphyry Write Aristotelian Commentaries?’) avanza una proposta interpretativa abbastanza originale per spiegare la presenza nel corpus porfiriano di un considerevole numero di scritti dedicati alle opere logiche (e non solo) di Aristotele. Secondo lo studioso, le dottrine contenute nelle Categorie, nel De interpretatione, nella Fisica ecc. sarebbero agli occhi di Porfirio ‘platoniche’, poiché svilupperebbero in forma esplicita spunti presenti nei dialoghi del periodo 1 G. Karamanolis, ‘Plato and Aristotle in Agreement? Platonists on Aristotle from Antiochus to Porphyry’, Cambridge 2006. GNOMON 3/93/2021 F. Ferrari: Strobel (Hrsg.), Die Kunst der philosophischen Exegese 210 centrale. In altre parole, secondo Porfirio, Aristotele non farebbe che esplicitare tesi che nelle opere platoniche sono presentate in forma implicita o allusiva. A Porfirio si deve anche l’origine, o quantomeno il consolidamento, di un’interpretazione semantica delle Categorie, il cui oggetto non sarebbero gli enti bensì i nomi. In effetti uno dei maggiori problemi che si posero agli interpreti che intendevano armonizzare Aristotele con Platone consistette nella determinazione della collocazione e del ruolo degli scritti dell’Organon: come si può conciliare la logica aristotelica (formale) con la dialettica platonica (dotata di contenuto ontologico)? La soluzione proposta da Plotino, il quale subordina il vuoto formalismo della sillogistica aristotelica alla dialettica platonica, intesa come dottrina della diairesi e della ascesa verso il principio anipotetico, appare indubbiamente sensata ed efficace, e la sua influenza sulla speculazione successiva dovette risultare piuttosto consistente (come testimonia in qualche modo lo stesso Proclo). A un simile modo di vedere le cose si opposero, come dimostra in maniera circonstanziata M. Schramm (‘Aristotelische Syllogistik und platonische Dialektik: Das Logik-Konzept der alexandrinischen Aristoteles-Kommentatoren’), i grandi commentatori della scuola di Alessandria, e in particolare Ammonio, per il quale la sillogistica va integrata all’interno della dialettica. Anche il bel contributo di C. Helmig (‘Die jeweiligen Eigenheiten der Neuplatoniker David und Elias und die umstrittene Autorschaft des Kommentars zur Kategorienschrift’) è dedicato alla logica e in particolare all’antica questione della paternità del tardo Commento alle ‹Categorie›, attribuito dalla tradizione a David, ma assegnato a Elia da A. Busse. Con argomenti solidi e largamente persuasivi, Helmig ripristina la paternità tradizionale, osservando che gli scritti sicuramente attribuibili ai due commentatori dimostrano come l’attitudine di Elia, orientato a soprassedere sulle divergenze tra Platone e Aristotele, sia estranea all’autore del Commento alle ‹Categorie›, il quale, esattamente come David, mostra una piena e acuta consapevolezza delle tensioni teoriche tra i due grandi filosofi. Anche la metafisica, intesa come concezione generale della realtà e dei suoi principi supremi, fu uno degli ambiti dove la posizione di Aristotele appare meno facilmente integrabile nel quadro di una filosofia di chiara e inequivoca matrice platonica, come di fatto fu il neoplatonismo. Il saggio di M. Perkams (‘Apodeiktische Weisheit. Metaphysik als Seinswissenschaft nach den Neuplatonikern Jamblich und Syrian’) intende prendere le distanze da un’opinione abbastanza consolidata, che vede nel neoplatonismo un processo di ‘Entontologisierung’ della metafisica, consistente nel sostanziale occultamento della componente ontologica di questa disciplina (di cui il libro Γ della Metafisica aristotelica rappresenta l’espressione più celebre) a vantaggio di quella propriamente teologica. Il caso di Siriano falsifica, secondo Perkams, questa convinzione storiografica. In effetti, l’influenza esercitata dall’interpretazione di Alessandro di Afrodisia, con la sua concezione della metafisica come ‘scienza apodittica’ (nel senso degli Anal. Post.), avrebbe coinvolto Siriano, il quale focalizzò la sua attenzione sulla nozione di ὂν ᾗ ὄν, che, forse attraverso la mediazione di Giamblico, egli intese come causa efficiente degli altri enti. In questo modo, Perkams ascrive a Siriano un progetto tendente a integrare in un quadro unitario la componente ontologica e quella causale della scienza metafisica. La discordia più celebre tra Platone e Aristotele risiede, come è noto, nel campo della cosmologia e attiene alla questione della natura dell’universo, se cioè esso sia GNOMON 3/93/2021 F. Ferrari: Strobel (Hrsg.), Die Kunst der philosophischen Exegese 211 generato per mezzo di un atto istantaneo del demiurgo o sia eterno. Naturalmente l’esistenza o meno di una divergenza tra i due filosofi dipende dal tipo di interpretazione che si fornisce del ‘racconto’ esposto nel Timeo, che venne preso alla lettera, e dunque respinto, da Aristotele, ma che fu inteso in senso metaforico-didascalico (διδασκαλίας χάριν) dagli immediati successori di Platone. La controversia tra i sostenitori di un’esegesi letterale e temporale del Timeo e i fautori di un’interpretazione didascalica percorse molti secoli, conoscendo il suo apice durante il medioplatonismo, con la contrapposizione tra Plutarco e Attico, da una parte, e Calveno Tauro, dall’altra.1 Il progressivo imporsi dell’interpretazione didattico-didascalica, con la conseguente assegnazione a Platone di una dottrina eternalista simile a quella sostenuta da Aristotele, contribuì a facilitare il programma concordista dei commentatori neoplatonici, i quali, con l’inevitabile eccezione di Filopono, concepirono la γένεσις dell’universo descritta nel Timeo come un artificio finalizzato a presentare in forma temporale relazioni di dipendenza che sono di natura logica e ontologica. Il contributo di A. Gavray (‘Reconciling Plato’s and Aristotle’s Cosmologies. Attempts at Harmonization in Simplicius’) affronta con competenza e precisione le differenti soluzioni approntate da Proclo e Simplicio, entrambi assertori di un’interpretazione eternalista del Timeo. In particolare, lo studioso enfatizza l’operazione compiuta da Simplicio, il quale, a differenza di Proclo, mette in atto una strategia conciliatoria complessa e raffinata, incentrata intorno al differente σκοπός del Timeo e del De caelo: quest’ultimo si concentra su una sezione circoscritta dell’universo e si rivolge a un destinatario generico, mentre il Timeo assume una prospettiva globale, finalizzata a rintracciare anche le cause autentiche, ossia metafisiche e divine, del cosmo, e richiede un lettore competente. Più in generale, l’esposizione del De caelo si muove all’interno del punto di vista ordinario e parte da ciò che è più conosciuto dall’uomo, mentre il ‘racconto’ del Timeo indaga il cosmo a partire dalle sue cause, le quali appartengono all’ambito intelligibile e divino della realtà. Si tratta, per Simplicio, di punti di vista differenti e tuttavia non conflittuali, che possono condurre alla formulazione di una visione coerente e unitaria. Per ragioni di spazio non è qui possibile dare conto dettagliatamente di tutti i contributi contenuti in questa raccolta, che merita comunque la massima attenzione, contribuendo in misura notevole ad arricchire la nostra conoscenza di una fase importante, e sempre più apprezzata, della storia del pensiero filosofico antico. Pavia Franco Ferrari 1 Lo studio fondamentale è quello di M. Baltes, ‘Die Weltentstehung des platonischen Timaios nach den antiken Interpreten’, Bd. 1–2, Leiden 1976–78. Su Tauro si vd. ora F. M. Petrucci, ‘Taurus of Beirut. The other Side of Middle Platonism’, London/New York 2018, spec. 26–145. GNOMON 3/93/2021

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Zusammenfassung

Der GNOMON pflegt als kritische Zeitschrift für die gesamte Altertumswissenschaft die Verbindung zwischen den verschiedenen Disziplinen der Altertumswissenschaft. Er nimmt dadurch eine Sonderstellung unter den Rezensionsorganen ein und bietet die Möglichkeit, sich über wichtige Forschungen und Publikationen auch in den Nachbarbereichen des eigenen Faches zu orientieren. Die Rezensionen im GNOMON wenden sich an ein internationales Publikum, das aus allen Teilgebieten der Altertumswissenschaft kommt. Die Publikationssprachen im GNOMON sind: Deutsch, Englisch, Französisch, Italienisch und Lateinisch.

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