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Francesca Gazzano, Benjamin D. Gray: Stasis and Stability. Exile, the Polis, and Political Thought, c. 404–146 BC. in:

Gnomon, page 43 - 49

GNO, Volume 93 (2021), Issue 2, ISSN: 0017-1417, ISSN online: 0017-1417, https://doi.org/10.17104/0017-1417-2021-2-43

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C.H.BECK, München
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E. Franchi: Castagnoli/Ceccarelli (Edd.), Greek Memories 139 329) wiederum in Bezug auf die Funktionsweise des kollektiven Gedächtnisses von Interesse ist. Sassi konzentriert sich in ihrem Essay auf eine wichtige (und manchmal vernachlässigte) Tendenz im altgriechischen Denken, nämlich die Tendenz zur Stigmatisierung der Mnemotechnik (siehe insb. S. 357). Dieser Aufsatz hat auch das Verdienst, in einer diachronen Perspektive zu untersuchen, wie sich die philosophische Reflexion über das Gedächtnis im Laufe der Zeit entwickelt hat, und auch wie diese Entwicklung durch die verschiedenen kulturellen Rahmen beeinflusst wurde. Am Ende der langen, reichhaltigen und anregenden Einführung erklären die Herausgeber, dass es eines der wichtigsten Ziele des Buches ist, zu untersuchen, «how this conceptualisation [of memory] shaped, in subtle and complex fashion, individual and collective practices of memory, remembrance and forgetfulness» (S. 48). Dieses Ziel ist anspruchsvoll und originell. Dem vorliegenden Buch ist es gelungen, dies hervorzuheben und damit den Weg zu einer neuen, wichtigen Forschungsperspektive im Bereich der Gedächtnisforschung eröffnet zu haben. Trient Elena Franchi * Benjamin D. Gray: Stasis and Stability. Exile, the Polis, and Political Thought, c. 404–146 BC. Oxford: Oxford UP 2015. XIII, 452 S. (Oxford Classical Monographs.). La presente recensione è oggettivamente tardiva: del ritardo accumulato l’autrice desidera scusarsi con l’autore del volume, con l’editore e con la direzione e la redazione di Gnomon. Tuttavia, recensire a distanza di tempo non è di necessità un’operazione superflua, né un mero esercizio retorico; anzi, può rappresentare un’occasione utile soprattutto se l’opera recensita – ed è questo il caso del libro di Gray (d’ora innanzi G.) – si è saputa imporre all’attenzione della comunità scientifica e ha favorito a sua volta nuove riflessioni e ulteriori spunti d’indagine.1 Quanto segue si propone dunque non soltanto di riassumerne e discuterne le linee essenziali, ma di effettuare un primo sondaggio, sia pur capitulatim, sulla sua ricezione nella scholarship successiva: il volume in questione, in specie per le sue sezioni più felici – quelle sugli esuli, anticipiamo – rappresenta infatti una voce apprezzabile in questa direzione e, converrà ricordare, è stato insignito nel 2015 del Conington Prize of Oxford University. Il lavoro è articolato in sei capitoli, preceduti da una corposa introduzione e seguiti da una conclusione riassuntiva e sensibilmente più stringata; completano l’opera alcune pratiche tabelle (nei capp. 3 e 6), una bibliografia – ricca e aggiornata, quantunque prevalentemente ‘anglocentrica’ – e tre indici (dei principali termini e concetti greci; delle fonti citate e degli argomenti discussi). 1 E.g. E. P. Moloney, M. S. Williams (ed.), ‘Peace and Reconciliation in the Classical World’, London – New York 2017, che contiene anche un saggio di B. Gray (‘Reconciliation in later Classical and post-Classical Greek cities: a question of peace and peacefulness?’, pp. 66–85). GNOMON 2/93/2021 F. Gazzano: Gray, Stasis and Stability 140 In limine, riserverei un’annotazione a due aspetti più formali che sostanziali, anche se nel secondo caso forma e sostanza, tutto sommato, coincidono: la prima è relativa al titolo del libro, ‘Stasis and Stability’, che è senz’altro d’impatto e intenzionalmente antifrastico nell’individuazione dei due poli antitetici dell’analisi, ma può risultare sulle prime fuorviante; non si tratta infatti di una ricerca sul fenomeno della stasis, sulla scia del capitale volume di Hans-Joachim Gehrke del 1985,1 né di un tentativo di verificare in termini quantitativi l’incidenza delle staseis sulla (in)stabilità politica delle comunità poleiche. Quale sia il focus reale del libro è meglio chiarito dal sottotitolo, ‘Exile, the Polis, and Political Thought, c. 404–146 BC’, che corrisponde di più al suo contenuto: in estrema sintesi, si tratta di un’indagine ad ampio spettro sui modelli di cultura politica nel mondo greco e sulla loro interazione, misurata attraverso il filtro degli esuli, principale ‘prodotto’ (al netto dei morti) della stasis nelle poleis, e della guerra civile in ogni tempo e luogo. Ed è infatti soprattutto come studio sull’esilio e sull’esperienza degli esuli, in un orizzonte geografico che spazia dall’Occidente coloniale, alla Grecia propria, all’Anatolia ellenizzata, e in un arco cronologico definito (dal IV secolo a.C. alla conquista romana), che il lavoro risulta più convincente e utile. La seconda notazione liminare è un plauso sia per l’abbondanza, sia per l’accuratezza dei testi, letterari ed epigrafici, presentati in lingua originale.2 Sebbene il sito della OUP, sensibile alle esigenze di possibili/auspicabili lettori non specialisti, fra i pregi del volume segnali che «(the book) provides full English translations of all ancient Greek used in the text» mi pare che il pregio da sottolineare sia, al contrario, che tutti i testi discussi sono offerti in primis e in extenso in greco, consentendo al lettore (specialista) di confrontarsi, parallelamente e insieme all’autore, sull’interpretazione del singolo passo o del singolo termine: dal momento che il lessico greco delle relazioni politiche e interstatali è tutt’altro che univoco e strutturato – anzi è notoriamente fluido e polivalente, come G. infatti riconosce e documenta (e.g. p. 18) – le traduzioni sono proposte e non imposte in modo apodittico, e le scelte compiute sono sempre motivate con chiarezza; nonostante le «full English translations» l’autore si rivolge principalmente a interlocutori che padroneggiano la lingua greca, e già questo è un aspetto non privo di conseguenze – in senso positivo, di rigore e onestà – sull’esposizione complessiva. Veniamo ora al contenuto. L’‘Introduction’ (pp. 1– 33) espone in dettaglio l’argomento e il fine dell’indagine. In particolare, oltre a chiarire la ratio dei limiti cronologici e geografici individuati, introduce il concetto di ‘cultura politica’, quel complesso di «conceptions, paradigms and norms» (p. 8) su cui si fondano e si regolano gli appartenenti a una comunità nelle loro relazioni politiche, e che a sua volta esercita un influsso importante sulla loro struttura. Sebbene la nozione, nella sua formulazione più compiuta e articolata, appartenga al lessico delle moderne scienze sociali, non a torto G. la applica in modo intelligente alle realtà delle poleis greche, dove acutissimo e anzi essenziale fu il senso del 1 H.-J. Gehrke, ‘Stasis. Untersuchungen zu den inneren Kriegen in den griechischen Staaten des 5. und 4. Jahrhunderts v. Chr.’ (Vestigia, 35), München 1985. 2 Ci sono rari e tutto sommato innocui refusi (come ὑπενάντιοι in luogo di ὑπεναντίοι a p. 38, l. 13; καθ]ακοῦσαν per καθ]άκουσαν a p. 303; τεῖ invece di τε͂ι a p. 345, ecc.) in un greco di norma impeccabile. GNOMON 2/93/2021 F. Gazzano: Gray, Stasis and Stability 141 ‘politico’, attorno al quale ruota e si salda tutta l’esperienza storica dei Greci:1 viene quindi offerta una sintesi di quanto si possa ricavare, sulle dimensioni e sul portato della ‘cultura politica’ greca, tanto dalle opere letterarie, in specie di filosofi come Platone ed Aristotele,2 quanto dal vissuto di individui, dalle decisioni collettive, dalla prassi religiosa di cui offrono importanti testimonianze soprattutto le iscrizioni: ed è proprio nel ricorso alla ‘dimensione epigrafica’ della cultura politica che l’apporto di questo volume al dibattito si rivela nel complesso più originale e rilevante. Calato in questa cornice interpretativa, il rapporto fra le comunità politiche e gli esuli diventa un’importante cartina di tornasole per studiare le tensioni, le contraddizioni e le ambiguità di diversi modelli o manifestazioni di ‘cultura politica’. Secondo questa impostazione è quindi illustrato lo sviluppo del lavoro, con i capitoli 1–3 che esaminano gli aspetti ‘statici’ e i successivi 4–6 quelli ‘dinamici’ dell’interazione politica: fra i primi rientrano i provvedimenti di espulsione (1–2) e di reinserimento degli esuli (3), i secondi si concentrano sulla condotta dei cittadini in tempo di pace, sul caso specifico dell’oratoria ateniese (4), sui comportamenti in momenti di stasis (5), sull’identità e l’organizzazione degli esuli (6). Le ultime pagine dell’introduzione aprono la via, attraverso un percorso fra gli studi, all’individuazione di due opposti modelli della cultura politica greca: il primo è quello della polis come comunità partecipativa («polis-as-community», pp. 21– 24), fondato sui valori della solidarietà e della cooperazione; il secondo, di contro, riconosce nella competizione e nell’individualismo i caratteri dominanti della polis («polis-as-association», pp. 25–29) e assegna un ruolo essenziale ai princìpi del rispetto delle regole e della reciprocità fra cittadini. L’obiettivo dichiarato dell’indagine è la verifica dei due modelli teorici di cultura politica di fronte al fenomeno dell’esilio (meglio, all’impatto degli esuli), attraverso la documentazione superstite, letteraria ed epigrafica. Il capitolo 1 (‘Two modes of Greek civic politics: the Nakonian and the Dikaiopolitan’, pp. 35–78), muove appunto dalla disamina di due decreti epigrafici emanati rispettivamente dalle poleis di Nacone (in Sicilia, fra IV e III secolo a.C.)3 e Dicea (nella penisola Calcidica, 365–359 a.C.) che vengono assunti come istanze ‘pure’ dei modelli teorici prima delineati: entrambi riguardano provvedimenti di riconciliazione civica a conclusione di una stasis, ma mentre i cittadini di Nacone stabiliscono di ‘ricostruire’ la concordia (homonoia) attraverso la creazione di nuove associazioni che intersechino, in modo artificioso, i gruppi familiari e delle fazioni secondo il criterio, altrettanto artificioso, della ‘fratellanza elettiva’,4 quelli di Dicea attribuiscono 1 Fra gli studi citati stupisce l’assenza di Ch. Meier, ‘The Greek Discovery of Politics’, Harvard – Cambridge (MA) – London 1990 (trad. inglese dell’originale tedesco ‘Die Entstehung des Politischen bei den Griechen’, Frankfurt am Main 1980). 2 Ai passi platonici poteva forse essere aggiunto Resp. 544d. 3 Il decreto di Nacone è proposto e discusso nell’edizione di C. Ampolo (ed.), ‘Da un’antica città di Sicilia. I decreti di Entella e Nakone’, Pisa 2001 (e SEG XXX 1119), ma non è tenuto in considerazione E. Lupu, ‘Greek Sacred Law. A Collection of New Documents (NGSL2)’, Leiden-Boston 2009, n. 26, pp. 347–358. 4 G. non si sofferma sulla rarità della terminologia della fratellanza (adelphoi, adelphothesiai) impiegata dagli abitanti di Nacone in rapporto a quella prevalente nella sfera delle relazioni politiche, civiche e religiose delle città greche (phrater, phratria etc.): in questo senso, GNOMON 2/93/2021 F. Gazzano: Gray, Stasis and Stability 142 una maggiore importanza, nella risoluzione della stasis, al rigoroso rispetto della giustizia e delle procedure stabilite, anteponendo la piena reciprocità alla ricerca della homonoia.1 Il primo decreto a dire il vero si segnala nella documentazione superstite per il carattere pressoché unico: tuttavia, è assunto da G. come esempio di «polis-ascommunity», il secondo di «polis-as-association». Fra i due modelli opposti, definiti di conseguenza ‘naconiano’ e ‘diceopolitano’, sussiste tuttavia un ampio spettro di possibilità intermedie, con significative interferenze e lessico condiviso, che costituiscono l’oggetto d’analisi dei capitoli successivi. Nel secondo (‘Inclusion and political culture: projects of civic reconciliation and reintegration beyond Nakone and Dikaia’, pp. 79–107) l’autore esamina un certo numero di documenti, in particolare epigrafici, relativi alla conclusione di staseis in varie città greche, e vi rintraccia via via gli aspetti che consentirebbero di avvicinare la soluzione adottata dalla comunità ora al modello ‘naconiano’ (due occasioni a Mitilene, di IV secolo: Rhodes-Osborne, GHI, n. 85; la celebre ‘amnistia’ del 403 ad Atene), ora a quello ‘diceopolitano’ (Tegea, IV sec.: Rhodes-Osborne, GHI, n. 101; Telos, età ellenistica: IG XII 4, 1, 132);2 ne confronta quindi le risultanze con le riflessioni filosofico-politiche di Aristotele, in particolare nel V libro della Politica. Quantunque stimolante a livello intellettuale, questo esercizio di classificazione appare tuttavia non sempre proficuo, in termini evenemenziali, giacché il risultato cui si giunge è che nella gestione ‘storica’ delle singole manifestazioni di guerra civile (e del loro superamento) si assiste di norma a una effettiva miscela dei due modelli individuati, in modalità a geometria variabile; di conseguenza, l’applicazione di paradigmi teorici sembra di fatto mettere in rilievo soprattutto l’estrema varietà delle situazioni e delle circostanze storiche, varietà che a sua volta suggerisce di evitare di spingere l’analisi verso un’eccessiva modellizzazione. Con il capitolo 3 (‘Exclusion and political culture: Greek arguments for exile’, pp. 109–157) è introdotto il tema centrale del volume, quello degli esuli: ancorché separato dal seguito ideale (il capitolo 6), e vincolato allo sforzo di ricondurre anche le molteplici forme dell’esilio o al paradigma ‘naconiano’ o a quello ‘diceopolitano’, merita per il tentativo di raccogliere tipologicamente e catalogare la variegata casistica delle contingenze che comportavano come conseguenza l’allontanamento coatto di singoli cittadini e gruppi da parte delle comunità poleiche. Al di utili osservazioni in S. Teppa, ‘Fratello, fratellanza e ‹affratellamento›’, Historikà III 2013, pp. 273–285, che analizza infatti anche il decreto di Nacone (pp. 278–280). 1 Il concetto di homonoia, centrale nel modello ‘naconiano’ di cultura politica, è esaminato nel libro solo in termini generali: G. lo sviluppa infatti più compiutamente nel saggio già citato (vd. supra). Dispiace, in entrambe le circostanze, il silenzio su specifici studi ‘alloglotti’, quali il classico volume di P. Funke, ‘Homonoia und Arche: Athen und die griechische Staatenwelt vom Ende des peloponnesischen Krieges bis zum Königsfrieden (404/3– 387/6 v. Chr.)’, 1980, o i saggi raccolti in G. Daverio Rocchi (a cura di), ‘Tra concordia e pace: parole e valori della Grecia antica’ (Quaderni di Acme, 92), Milano 2007, fra cui in particolare G. Cuniberti (‘Giurare e decretare la homonoia. Nota a Thuc. VIII 75, 2 e 93, 3’, pp. 39–54), o il più recente E. Bianco, ‘Concordia senza homonoia’, Historikà III 2013, pp. 287–322, che mostra la grande ricchezza terminologica del greco per esprimere l’idea di concordia. 2 Anche in questo caso, spiace che l’autore non abbia tenuto conto del denso contributo di G. Thür, ‘Amnestie in Telos (IG XII 4/1,132)’, ZRG, 128/1, 2011, pp. 339–351. GNOMON 2/93/2021 F. Gazzano: Gray, Stasis and Stability 143 là dell’ostracismo, esilio sui generis e procedura tipicamente ateniese, sono prese in considerazione tre principali tipologie: l’esilio come pena («formal exile», phyghe), la perdita completa dei diritti («outlawry», atimia totale), che trasforma l’esiliato in un fuorilegge privo di qualsiasi protezione legale, la perdita dei soli diritti politici («disenfranchisement», atimia parziale), in genere seguito dall’esilio volontario. Sulla base di una solida documentazione epigrafica, accuratamente discussa e commentata con il contrappunto delle testimonianze letterarie, G. enuclea gli elementi che lasciano intravvedere una visione ‘naconiana’ della cultura politica greca – l’esigenza dell’esilio per salvaguardare gli interessi della comunità e le sue istituzioni – e quelli che rimandano invece a una sua percezione in senso più apertamente ‘diceopolitano’ (e.g. l’idea che l’allontanamento di un cittadino/di più cittadini sia garanzia di giustizia collettiva, in un regime di ferma reciprocità), soffermandosi quindi sulla loro dialettica, anche all’interno degli stessi documenti, quali per esempio un interessante decreto di Chio (V sec.)1 o le argomentazioni che Demostene adduce nell’orazione Contro Midia. Nel capitolo seguente (4: ‘Paradigms in action: Nakonian and Dikaiopolitan political interaction and debate’, pp. 159–195), che per stessa ammissione di G. (p. 161) si allontana dalla tematica principale del volume, vengono discusse le modalità dell’interazione e della compresenza dei due modelli nelle istanze rintracciabili nel dibattito politico interno alla polis, con gli esempi di Atene, naturalmente, ma anche di poleis micrasiatiche di età ellenistica come Iasos, mentre il capitolo 5 (‘Expulsion through stasis and civic political cultures’, pp. 197–291) analizza più da presso il fenomeno della stasis, interpretandone l’eziologia anche alla luce del conflitto fra i diversi paradigmi di cultura politica. I case-studies, fra le numerose attestazioni, sono quello di Fliunte nel IV secolo, attraverso il resoconto senofonteo,2 quelli di Atene nel 404/3 e negli anni 322–318: in entrambi la dissezione quasi entomologica del dettato delle fonti è encomiabile, e senz’altro aiuta a precisare una serie di sfumature utili per chi si occupi di teoria politica; tuttavia, a occhi meno sofisticati questi capitoli appaiono fin troppo mirati a cercare di «disentangle», sul piano concettuale, quell’«entanglement» (p. 133) fra le nozioni sottese ai due modelli, a scapito di valutazioni più legate alle concrete circostanze specifiche. Per esempio, sarebbe da chiedersi se e quanto le asserzioni presenti in autori come Demostene o Eschine possano essere accolte au pied de la lettre, giacché la retorica degli oratori era volta essenzialmente alla persuasione dell’uditorio, in un contesto puntuale, che doveva tenere conto di eventi, umori e circostanze specifiche: l’impiego di argomenti che riposano sull’uno e/o sull’altro modello potrebbe essere stato meramente strumentale, asservito a una finalità pratica, immediata, più che rappresentare una visione meditata e congruente. Comunque sia, il capitolo più originale e suggestivo del volume risulta l’ultimo (6: ‘Citizens in exile as a lens for interpreting civic political culture’, pp. 293–380), 1 La cosiddetta stele della Dophitis/Lophitis (‘DGE’ 688), discussa alle pp. 130–134. 2 A margine, ci può chiedere se e quanto la vicenda personale di Senofonte, esule come tanti altri storici, possa aver influito sulla sua rappresentazione degli eventi. Il rapporto fra la storiografia e l’esilio è stato esplorato p.es. da P. Payen, ‘Les historiens grecs entre la cité et l’exil’, Incidenza dell’Antico 8, 2010, pp. 11–37. GNOMON 2/93/2021 F. Gazzano: Gray, Stasis and Stability 144 dove l’autore prende in considerazione gli esuli in quanto soggetto a sé stante: principale ‘effetto collaterale’ della stasis, i fuoriusciti rappresentano anche il principale ostacolo alla stabilità, sia della comunità civica e politica che li ha espulsi – e verso la quale tendono a tornare –, sia delle comunità ‘altre’ presso le quali devono giocoforza cercare asilo. Fra i meriti di questa sezione c’è l’aver offerto un ghiotto catalogo ragionato delle forme di organizzazione ‘quasi-civica’ adottate dagli esuli dal IV secolo in poi (Tab. 6.1), nonché l’aver messo nella debita luce la dimensione ‘comunitaria’ degli esuli politici, le loro forme di associazione, le modalità dei rapporti che determinati gruppi cercarono di instaurare con gli interlocutori disponibili, dai loro ex-concittadini a quelli delle altre città. Sotto questo profilo, l’analisi di G. si rivela ben calibrata, persuasiva e foriera di ulteriori sviluppi. Nel complesso, se si prescinde dall’eccessiva teoresi su fenomeni che le variabili e le contingenze storiche dimostrano di non facile modellizzazione, il libro di G. offre un contributo originale e valido sia per chi si occupi di ‘cultura politica’ in senso lato o delle sue manifestazioni nel mondo greco, sia per chi studi casi specifici di rapporto fra la comunità e i suoi membri in termini di competizione vs cooperazione; di rilievo, e suscettibili forse di qualche riflessione aggiuntiva, le considerazioni sulla indeterminatezza dei concetti generali sottesi al modello ‘naconiano’, che mentre assumono forme apparentemente riconoscibili risultano in realtà declinabili in modi differenti. Nella ‘Conclusion’ (pp. 381–388) questo è ammesso dallo stesso G.: «Although well-defined in their formal aspects, both widespread and local versions of the ‘Nakonian’ paradigm were ill-defined in content. Few contained unequivocal conceptions of, for example, civic virtue or civic friendship or a given polis’ ancestral traditions. As a result, most variants of the ‘Nakonian’ paradigm contained specific content which was subject to ongoing, open-ended debate» (p. 382). In sostanza, e per concludere, questo libro offre food for thought nei risultati puntuali, soprattutto nella lettura dei comportamenti degli esiliati, più che nelle premesse astratte da cui muove: dal tentativo di applicazione dei modelli si evince, se mai, l’inesausta tensione, insita nella passione stessa dei Greci per il politico, fra esigenze della comunità e diritti dell’individuo. L’attenzione al dettato delle fonti, letterarie ed epigrafiche, la ricchezza di queste ultime, non di rado neglette nei lavori di teoresi socio-politica, costituiscono un valore aggiunto. Di conseguenza, non sarà una semplice coincidenza che maggiormente fecondi, in termini di approfondimento successivo, siano stati i due aspetti più concreti esaminati in ‘Stasis and Stability’: da un lato, la tematica della ‘riconciliazione’, sulla quale, oltre al volume menzionato supra (prima nota), si interroga anche lo studio sul dossier di Telos a opera di Matthew Simonton,1 dall’altro, e soprattutto, il problema storico e sociale posto dall’esilio e dagli esuli, di cui G. ha saputo brillantemente enucleare il ‘ruolo’ come componente essenziale delle situazioni di tensione politica. Vuoi perché la tematica necessitava senza dubbio di essere ridiscussa in maniera compiuta, vuoi perché gli eventi degli ultimi anni la hanno resa di drammatica attualità, su questo versante va crescendo un filone di ricerche piuttosto significativo, con contributi 1 M. Simonton, ‘The Telos Reconciliation Dossier (IG XII 4 132): Democracy, Demagogues and Stasis in an Early Hellenistic Polis’, JHS 139, 2019, pp. 187–209. GNOMON 2/93/2021 F. Gazzano: Gray, Stasis and Stability 145 innovativi sotto diverse angolature,1 fra i quali si possono ricordare almeno gli studi sulla ‘displaced agency’,2 di Lene Rubinstein,3 del già menzionato Matthew Simonton, o ancora quelli di Laura Loddo,4 di chi scrive,5 oltre a, naturalmente, quelli dello stesso G., che ha proficuamente esplorato il tema in chiave di rapporto con il presente in almeno due articoli.6 Genova Francesca Gazzano * Pierangelo Buongiorno, Sebastian Lohsse, Francesco Verrico (Edd.): Miscellanea senatoria. Stuttgart: Steiner 2019. 281 S. (Acta Senatus. B. Studien und Materialen. 4). 86 €. Comme l’indiquent Pierangelo Buongiorno et Sebastian Lohsse dans leur avant-propos, ce volume collectif s’inscrit dans le contexte du programme scientifique international PAROS (Palingenesie der Römischen Senatsbschlüsse [509 v.Chr. – 284 n.Chr.]) soutenu par la Fondation von Humboldt, lancé en 2014 avec pour objectif l’édition critique des sénatus-consultes (dorénavant SC) conservés dans toutes les catégories de la documentation antique.7 Dans la collection ‘Acta Senatus’, créée chez l’éditeur Franz Steiner pour diffuser les résultats de ce programme, la série B intitulée ‘Studien und Materialen’ rassemble des études dites ‘propédeutiques’ traitant soit des questions méthodologiques relatives à la documentation,8 soit des questions de type juridique et institutionnel touchant aux SC, comme c’est le cas ici. 1 Si veda da ultimo lo ‘Special Issue’ di E. Isayev, E. Jewell (eds.), ‘Displacement and the Humanities: Manifestos from the Ancient to the Present’ di Humanities 7, 2018, online: https://www.mdpi.com/journal/humanities/special_issues/Manifestos_Ancient_Present 2 E.g. E. Isayev, ‘Between hospitality and asylum: A historical perspective on displaced agency’, International Review of the Red Cross 99/1, 2017, pp. 75–98. 3 L. Rubinstein, ‘Immigration and Refugee Crises in Fourth-Century Greece: An Athenian Perspective’, The European Legacy 2018, online: DOI: 10.1080/10848770.2018.1423785. 4 L. Loddo, ‘Political exiles and their use of diplomacy in Classical Greece’, Ktèma 44, 2019, pp. 7–21. A cura della stessa, è in corso di pubblicazione il volume ‘Political Refugees in the Ancient Greek World: Literary, Historical and Philosophical Essays’, Pallas 112, 2020. 5 Sul tema del rapporto fra esiliati e diplomazia: F. Gazzano, ‘Lettere dal fronte. Diplomazia e trame personali nei primi anni della guerra ionica (413–410 a.C.)’, Histos 14, 2020, pp. 35–69. 6 ‘Exile, Refuge and the Greek Polis: Between Justice and Humanity’, Journal of Refugee Studies, 30/2, 2017, pp. 190–219, e ‘Citizenship as Barrier and Opportunity for Ancient Greek and Modern Refugees’, Humanities 7/3, 2018, in open access: https://doi.org/10.3390/h7030072. 7 Il vise à la restitution de l’état textuel d’origine des délibérations du sénat (d’où le terme palingénésie) et à leur mise à disposition des chercheurs. Cf. la présentation faite par P. Buongiorno dans le volume ‘Texte wiederherstellen, Kontexte rekonstruieren. Internationale Tagung über Methoden und Erstellung einer Palingenesie, Münster, 23.–24. April 2015’, S. Lohsse, S. Marino, P. Buongiorno (eds.), Franz Steiner 2017 (Acta Senatus / B, Band 2), p. 13–31. 8 Comme le volume 3 paru en 2018 sous le titre ‘Rappresentazione e uso dei senatus consulta nelle fonti letterarie della repubblica e del primo principato. Darstellung und Gebrauch der senatus consulta in den literarischen Quellen der Republik und der frühen Kaiserzeit’, a cura / herausgegeben von Andrea Balbo, Pierangelo Buongiorno, Ermanno Malaspina. GNOMON 2/93/2021

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Abstract

As a critical journal for all classical studies, the GNOMON fosters the links between the distinct classical disciplines. It has thus an exceptional position among the classical review journals and allows familiarization with research and publications in neighbouring disciplines. The reviews address an international readership from all fields in classical studies. The GNOMON publishes reviews in German, English, French, Italian and Latin.

The GNOMON is published in eight issues a year.

Zusammenfassung

Der GNOMON pflegt als kritische Zeitschrift für die gesamte Altertumswissenschaft die Verbindung zwischen den verschiedenen Disziplinen der Altertumswissenschaft. Er nimmt dadurch eine Sonderstellung unter den Rezensionsorganen ein und bietet die Möglichkeit, sich über wichtige Forschungen und Publikationen auch in den Nachbarbereichen des eigenen Faches zu orientieren. Die Rezensionen im GNOMON wenden sich an ein internationales Publikum, das aus allen Teilgebieten der Altertumswissenschaft kommt. Die Publikationssprachen im GNOMON sind: Deutsch, Englisch, Französisch, Italienisch und Lateinisch.

Der GNOMON erscheint acht Mal im Jahr.