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Alberto Maffi, Manuel Knoll: Antike Griechische Philosophie. in:

Gnomon, page 1 - 3

GNO, Volume 93 (2021), Issue 1, ISSN: 0017-1417, ISSN online: 0017-1417, https://doi.org/10.17104/0017-1417-2021-1-1

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C.H.BECK, München
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Manuel Knoll: Antike Griechische Philosophie. Berlin/Boston: de Gruyter 2017. 398 S. 16 Abb. 19,95 €. La definizione di ‘Studienbuch’, proposta dallo stesso A. (p. 10), giustifica un impianto formale, destinato palesemente a facilitare lo studio, di cui mi sembra utile rendere conto in apertura di discorso. Il libro si compone di 12 capitoli, in cui i principali filosofi greci sono trattati, in ordine cronologico, dalle origini alle principali scuole ellenistiche. Ogni capitolo è diviso in paragrafi. Non vi sono note: i riferimenti bibliografici sono inseriti fra parentesi nel corpo del testo. Inoltre nel margine di ogni pagina sono inseriti dei titoletti che riassumono il contenuto trattato nei capoversi che affiancano. Al termine di ogni capitolo vengono formulate alcune domande (ovvero stimoli alla verifica di quanto si è appreso) relative agli elementi caratterizzanti il pensiero dei singoli filosofi, nonché indicazioni bibliografiche ragionate su fonti e letteratura scientifica inerenti al contenuto del capitolo. Il cap. 13 (intitolato curiosamente ‘Serviceteil’) contiene indicazioni bibliografiche ragionate relative alle fonti e ai principali manuali in uso; un dizionario greco-tedesco (ma si noti che tutte le parole greche nel testo del volume sono traslitterate in caratteri latini – senza accenti ma con indicazione delle e (η) e delle o (ω) lunghe, per cui l’inserimento di una tabella con le lettere greche – p. 355 – risulta un vezzo superfluo). Il cap. 14 (‘Appendice’) contiene: la lista degli autori moderni citati, un indice delle illustrazioni (che fanno da frontespizio a ogni capitolo); un indice delle abbreviazioni; infine un utile indice analitico in cui trovano posto sia i termini greci sia i principali concetti trattati. La materia è dunque collocata in un impianto espositivo chiaro e ben organizzato. L’unico appunto che si potrebbe rivolgere all’A. è di non aver inserito nelle testatine di ogni pagina il numero del capitolo e del paragrafo: poiché il testo è costellato di frequenti rimandi ad altri paragrafi, ciò costringe il lettore a consultare ogni volta l’indice generale. Osservo infine che, per quanto ho potuto giudicare e salvo poche eccezioni, la stampa risulta accurata (a p. 26 si legge «überzeugt» invece di ‘überzeugen’; a p. 185 Krition in luogo di Kriton; a p. 33 «Mose der Israeliten» appare fuori contesto; a p. 329 non è chiaro che cosa significhi «Epikur 1878»). Veniamo ora ai criteri che presiedono alle partizioni interne della materia e all’inevitabile selezione che ciò comporta. Nel ‘Vorwort’ l’A. stesso enuncia alcune linee guida, in particolare l’attenzione precipua verso l’etica e la filosofia politica, e il rifiuto di adottare come criterio di ordine cronologico la nozione di «presocratici» (p. 10). Socrate viene infatti considerato dall’A. pienamente inserito nel movimento sofistico (v. p. 130 e 140); anzi si può dire che ne costituisce la figura centrale. L’A. articola infatti l’esposizione del pensiero dei sofisti in tre capitoli. Il primo (cap. 5) dedicato agli esponenti più anziani (Protagora e Gorgia); il secondo (cap. 6) alla generazione successiva, in cui vengono fatti rientrare in particolare Trasimaco e Callicle, ascritti alla ‘destra’ sofistica, e Antifonte e Ippia, esponenti invece della ‘sinistra’ sofistica; infine il cap. 7, dedicato a Socrate e ai suoi allievi Aristippo e Antistene. Si vede quindi che Socrate, a parte i due sofisti menzionati da ultimo, è raffigurato da Platone come interlocutore di tutti gli altri (con la notevole eccezione di Antifonte). Quanto alla distinzione fra sofistica di destra e di sinistra, essa viene ricondotta dall’A., con una presa di posizione originale, a una diversa portata della nozione di natura umana. Coloro che GNOMON 1/93/2021 A. Maffi: Knoll, Antike Griechische Philosophie 2 prendono in considerazione la specie umana nel suo complesso mettono in rilievo le caratteristiche comuni a tutti gli esseri umani, ricavandone la giustificazione di istanze egualitarie sul piano politico-sociale. Coloro che concentrano invece la loro attenzione sulla natura del singolo individuo sono portati ad affermare la naturale diseguaglianza fra gli uomini, giustificando così un accesso non paritario al potere (p. 153 e 166–167). Prima di entrare nel merito di alcune prese di posizione dell’A., ritengo opportuno segnalare alcuni tratti distintivi del procedimento espositivo adottato dall’A. Il pensiero dei singoli filosofi viene esposto in forma semplice e piana con riferimenti frequenti ai termini chiave da loro utilizzati, dove la parola greca è sempre accompagnata da un’opportuna traduzione. L’esposizione è condotta in forma tendenzialmente oggettiva sulla base di un uso intelligente della manualistica più autorevole; ma là dove il pensiero del filosofo antico ha dato luogo a interpretazioni contrastanti, esse vengono diligentemente illustrate nei loro termini essenziali. Spesso l’A. contrappone la propria opinione a quella dominante o prende posizione a favore di una delle interpretazioni discordanti. Apprezzabili sono anche le allusioni ai prolungamenti delle problematiche antiche nella riflessione moderna e contemporanea (senza disdegnare sporadici riferimenti a pubblicazioni non strettamente scientifiche, come accade a p. 100). Un altro tratto da valutare positivamente è la capacità dell’A. di mettere a frutto in maniera critica le informazioni indirette sul pensiero di un filosofo che ci provengono da altra fonte antica. È questo in particolare il caso del I libro della Metafisica di Aristotele, che, come è noto, costituisce una delle fonti principali per la conoscenza della più antica filosofia ionica. Al centro della riflessione di questi pensatori Aristotele pone il concetto di causa (si vedano in particolare per Talete le p. 24–25, e per la dottrina aristotelica della causa le p. 267–269). L’A. sottolinea persuasivamente come l’identificazione dell’acqua con l’arché da parte di Talete non possa essere interpretata anacronisticamente alla luce del significato attribuito al termine da Aristotele. Così pure risultano utili e stimolanti i confronti istituiti dall’A. fra elementi che caratterizzano il pensiero di pensatori diversi più o meno contemporanei (si veda, ad esempio, la trattazione dei quattro elementi in Empedocle: p. 101–102). Vorrei ora entrare nel merito della trattazione scegliendo due aspetti che considero a diverso titolo significativi. Il primo riguarda un tema ovviamente di grande rilievo storiografico, ossia la ‘nascita della filosofia greca’ (che è il titolo – à la Nietzsche? – del I capitolo). I due personaggi che vengono accostati qui sono Talete ed Esiodo. Una solida tradizione, risalente ad Aristotele (p. 23), considera il pensatore ionico il primo filosofo. Viceversa l’A., sulle tracce di O. Gigon, considera la Teogonia di Esiodo come il più antico testo che, in forma poetica e genealogica, propone una spiegazione del mondo e della natura, un tema che rappresenta il primo e fondamentale interesse del pensiero che definiamo filosofico. Per di più, fra le due interpretazioni del pensiero di Talete, quella naturalistica, secondo cui la terra e tutto ciò che vi si trova sarebbe emerso dall’acqua, e quella religioso-animistica, secondo cui l’acqua sarebbe un essere animato e divino, l’A. preferisce la seconda (p. 26–27 e p. 42). Sembra quindi che per l’A. la nascita della filosofia non segni la transizione dal mythos al logos, per riprendere il titolo del celebre libro di Nestle (cit. a p. 15). Tuttavia l’A. ritiene GNOMON 1/93/2021 A. Maffi: Knoll, Antike Griechische Philosophie 3 innegabile che nei tentativi più antichi di spiegazione del mondo si riscontri una certa dose di «progresso razionale» (p. 16), che sembrerebbe da mettere in relazione con il carattere agonale della cultura greca, sottolineato a suo tempo da Burckhardt (p. 17). Mi pare che tutta questa problematica avrebbe meritato una trattazione più approfondita, a cui probabilmente l’A. ha dovuto rinunciare per ragioni di spazio (spazio che avrebbe forse potuto ricavare evitando di inserire nel testo il breve profilo della polis greca, con particolare attenzione alla storia ateniese, che occupa le p. 16–22 e che risulta francamente superfluo). Resta in particolare in sospeso che cosa l’A. intenda per ‘razionale’. Quanto a Esiodo, può darsi che allo sguardo moderno il poeta sembri coltivare lo stesso genere di interessi dei pensatori ionici; ma non pare che gli antichi lo considerassero un filosofo (non appare nemmeno nella lista dei Sette Sapienti, richiamata a p. 23, dove peraltro l’unico poeta risulta essere Solone, la cui opera potrebbe forse essere considerata la prima riflessione embrionale su temi filosofici di carattere etico-politico). In ogni caso sarebbe stato opportuno citare i saggi esiodei di Vernant in ‘Mythe et pensée chez les Grecs’. La seconda tematica, su cui mi soffermo brevemente, muove dal celebre dialogo fra Socrate e le Leggi ateniesi nel Critone platonico, in cui troverebbe espressione la ‘filosofia politica’ di Socrate (p. 184–185). Fra gli argomenti fatti valere da Socrate per giustificare il suo rifiuto di sottrarsi alla morte con la fuga, sottolineo l’importanza del terzo: fra Socrate e le Leggi è stato concluso tacitamente un contratto che gli impone l’obbedienza (v. anche p. 152). Traspare qui un contrasto fra la concezione contrattualistica della legge, a cui Socrate sembra aderire, e la ben diversa visione della legge che troviamo sia in Platone (in relazione a Socrate si veda in particolare Politico 299c) sia in Aristotele. È un tema che, per quanto riguarda Platone, l’A. sviluppa interrogandosi sui rapporti fra i tre grandi dialoghi che hanno per oggetto l’organizzazione politica e giuridica della città: Repubblica, Politico e Leggi. Quanto ad Aristotele, sappiamo che nella Politica critica la concezione contrattualistica della legge da lui attribuita a Licofrone (p. 151–152), assegnando invece alla legge il compito di educare alla virtù (p. 288–289). Ora, è interessante notare che Meleto, in Apol. 24d, sostiene anch’egli che le leggi mirano a educare i cittadini, compito che invece Socrate attribuisce a sé stesso (Apol. 30–31), includendovi anche la capacità di persuadere le leggi nel caso che facciano qualcosa di sbagliato (Crit. 51e). (Un accenno alle opinioni espresse in materia dagli oratori attici avrebbe costituito un parallelo interessante). Le importanti tematiche a cui ho brevemente alluso – origini del pensiero filosofico e ruolo della legge nella costruzione dell’ordine etico-politico della polis – ci permettono di valutare la ricchezza di spunti di ricerca che il libro dell’A. mette a disposizione degli studenti e degli studiosi. Ritengo quindi, per concludere, che l’A. sia riuscito a rendere stimolante un’esposizione manualistica che, per definizione, rischia invece di risultare monotona e ripetitiva. Milano Alberto Maffi GNOMON 1/93/2021

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Abstract

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Zusammenfassung

Der GNOMON pflegt als kritische Zeitschrift für die gesamte Altertumswissenschaft die Verbindung zwischen den verschiedenen Disziplinen der Altertumswissenschaft. Er nimmt dadurch eine Sonderstellung unter den Rezensionsorganen ein und bietet die Möglichkeit, sich über wichtige Forschungen und Publikationen auch in den Nachbarbereichen des eigenen Faches zu orientieren. Die Rezensionen im GNOMON wenden sich an ein internationales Publikum, das aus allen Teilgebieten der Altertumswissenschaft kommt. Die Publikationssprachen im GNOMON sind: Deutsch, Englisch, Französisch, Italienisch und Lateinisch.

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